Anni ruggenti a tre ruote, l’Ape Calessino e e la Dolce Vita

Anni ruggenti a tre ruote, l'Ape Calessino e e la Dolce Vita

Non sono bastati film e leggendarie locandine pubblicitarie e decantarne il fascino. Il mitico Ape Piaggio, soprattutto in versione Calessino

 

Icona della Dolce Vita a Capri e leggenda del “bombolaro”. L’Ape Piaggio è anche questo. Ricordo ancora, in epoca adolescenziale, qualndo le estati avevo il suono lieve delle speranze giovani, quando arrivava. Nella casa in stile moresco, tutta bianca per rinfragdere la luce della calde estati degli anni Ottanta, nella penombra post pranzale e nell’ora panica vissuta nella penombra profumata di salsedine, udivamo un suono inconfondibile palesarsi all’orizzonte delle nostre orecchie. Un sibilo e sbucava dalla via. A bordo del suo inossidabile (e maltenuto) Ape Piaggio, a manetta, con il vano stracarico di bombole, arrivava, appunto, il bombolaro per sostituire la bombola del gas che improvvisamente ti abbandonava e se stavi cucinando, rimaneva tutto “tra color che son sospesi”. In attesa del bombolaro.

Questo salvatore di pranzi e cene estive, era solitamente “massiccio” e sporco, con la faccia da manifesto sovietico degli anni Trenta. Sollevava la bombola deposta nella buca esterna, infischiandosene dei reperti che affogavano la vecchia bombola, fogliame, insetti, polvere e il miglior repertorio degli esterni mai curati. Poi ripartiva e sentivi il suono dell’Apetta allontanarsi. E riprendevano quelle estati indimenticabili al “sapore di mare”. Tutto parte da un’Apetta qualunque capace sempre di evocare ricordi per arrivare a un’icona degli anni Cinquanta e di un’Italia indimenticabile. Mi piace raccontarvi di un’altra epoca anche attraverso veicoli che hanno fatto storia e che avevano uno stile preciso.

Il veicolo tre ruote più celebrato al mondo, eccellenza “Made in Italy”

 

Di questo si tratta quando parliamo del leggendario Ape Piaggio in versione Calessino che giunge a noi dagli anni Cinquanta. Uno dei veicoli più funzionali e più amati che ancora oggi viene prodotto con una estetica “vintage” ma con motorizzazioni nuove e potenti e tecnologie all’avanguardia. Pensato come l’evoluzione dell’Ape, il piccolo veicolo commerciale nato nel 1948 come evoluzione a tre ruote della Vespa e che, nel dopoguerra, rappresenta il simbolo della ripresa dei trasporti, l’Ape Calessino diventa rapidamente una vera e propria icona dello stile e dell’ingegno tutti made in Italy. Progettato per le piccole attività commerciali e ideale per il trasporto merci anche negli ambiti urbani più complicati, con i suoi oltre due milioni di veicoli venduti l’Ape, anche chiamata Apetta, ha confermato sin dall’inizio della sua storia di essere un veicolo in grado di adattarsi a qualsiasi lavoro e di sapersi muovere, sia in città che in campagna.

Negli anni del boom economico, siamo nel 1949, anno in cui l’Ape calessino viene presentato, il nuovo veicolo desta subito l’attenzione e riesce immediatamente a rivoluzionare il trasporto passeggeri, diventando parte del paesaggio, nei luoghi più incantevoli delle città d’arte e delle riviere mediterranee, diventando in breve il simbolo di una vita allegra che riprende. dopo la tragedia della guerra. A partire dagli anni Cinquanta, l’Ape Calessino intesse tutto il suo fascino, abbinando la sua immagine ai fotogrammi della Dolce Vita, ai divi americani in vacanza nel Bel Paese e sulle spiagge mediterranee, alle loro fughe dai paparazzi che spesso effettuavano i loro scatti sul veicolo che veniva utilizzato per muoversi nelle località di vacanza, in virtù della sua comoda agilità e praticità.

L’Ape Calessino, il protagonista della (bella) vita mondana

 

L’Ape Calessino diventa in un attimo il protagonista della vita mondana di località simbolo degli anni ruggenti come Forte dei Marmi, Cannes, Capri, Portofino, le isole greche. Forte di questa vocazione al trasporto di persone e di una tradizione unica di funzionalità e stile, Ape è rinato nel 2000 nella sua versione Calessino, seguita poi anche nell’allestimento a trazione elettrica del 2010. La denominazione “calessino” deriva dall’aspetto del primo modello, costituito dal corpo di una normale Vespa cui era stato aggiunto, fissamente, una sorta di divano su due ruote, contenuto in un guscio di lamiera rifinito in legno e coperto da un tendalino semicircolare a soffietto, risultando di fatto molto vicino all’idea di un calesse con il cavallo.

L’idea della Piaggio era quella di costruire un veicolo economico, pensato per il trasporto a breve raggio, adatto alle numerose località turistiche della penisola che, dopo il conflitto, tornavano ad essere meta di villeggianti esteri, soprattutto provenienti dal nord Europa e dagli Stati Uniti d’America. Il modello riscuote da subito un successo notevole sia per i costi d’acquisto  e di manutenzione abbastanza contenuti sia per le ridotte dimensioni d’ingombro, che lo fanno arrivare ovunque, agevolando la mobilità nelle piccole cittadine. Neppure la popolarità di cui l’automobile alla fine degli anni Cinquanta, riesce e mettere in discussione la celebrità dell’Ape Calessino che sarà protagonista indiscusso anche degli anni seguenti.

Un “best-seller” nei paesi asiatici

 

Se il successo in Italia dell’Ape Calessino è rilevante, seppur limitato in ambito turistico, nei paesi asiatici diventa un vero e proprio best-seller. Forse per la sua somiglianza all’esotico risciò, si diffonde in breve in tutto il sud-est asiatico come mezzo di trasporto pubblico conosciuto come tuk-tuk, denominazione onomatopeica che riproduce il suono del motore due tempi in fase di minimo regime. In India viene importato fino alla prima metà degli anni Cinquanta ma, a causa della forte richiesta del veicolo, viene costruito sul posto su posto su licenza Piaggio. A Bangkok diventa in breve tempo uno dei simboli della città. La produzione dell’Ape Calessino termina verso la fine degli anni Settanta.

L’Ape, anche per Benedetto XVI e Giorgio Napolitano

 

La produzione di questo mitico veicolo è ripresa nel 2007 con una serie di 999 modelli, realizzati con le caratteristiche dell’Ape Calessino d’epoca con l’unica variante del motore in versione diesel. Nel 2008 e nel 2013 sono stati donati agli allora Benedetto XVI e presidente Giorgio Napolitano due modelli con capote. Un dettaglio importante che sottolinea il fascino intramontabile e la popolarità del veicolo che ha furoreggiato negli anni della Dolce Vita. A conferma di ciò, nel 2013,  è stata realizzata una nuova gamma chiamata Calessino 200, con propulsore Piaggio 200 cc alimentato a benzina, 4 tempi, 4 marce più retro, due posti più il guidatore. L’estetica è piacevolmente retrò con diversi richiami al passato a cominciare dalla forma tonda del copriruota anteriore si ai montanti della capote in acciaio, al tappo della benzina a vista e ai fanali posteriore. Mito vero, altro che monopattini e idiocastronerie elettriche buone imbambolare chi non ha conosciuto la giovinezza di un paese dove l’allegria era uno status.

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