Biografia

Sono giornalista professionista, antropologo, appassionato di fotografia e direttore della testata giornalistica telematica Green Planet News  che è anche agenzia editoriale con cui facciamo editing, lavori e progetti di redazione (realizziamo nella versione cartacea e on line il giornale del sindacato dei manager di Roma, Professione Dirigente, appunto, magazine di Federmanager Roma).

Sono laureato (Laurea vecchio ordinamento perché sono, diciamo così, di mezza età) in Lettere con indirizzo demo-etno-antropologico, e tesi in Storia delle Religioni su Polibio e la Tyche ellenistica. Per sintetizzarvi, insomma, che sono amante della filosofia e del pensiero classico, delle domande “spirituali” e delle questioni complesse.

Ho lavorato per tanti anni in un giornale storico come Il Tempo di Roma e in una casa editrice simbolo degli anni Ottanta, la Tattilo Editrice, dove “mi sono fatto le ossa” in redazione e sul campo, scrivendo di Arredamento, cucina, ristrutturazioni, trattori e macchine agricole. Ho poi frequentato tante redazioni e case editrici in qualità di correttore di bozze e revisore di testi, competenze che metto a frutto e a disposizione ancora oggi (Se avete bisogno di me…).

La mia storia

Figlio di Mario e Paola, mio padre avrebbe voluto un destino diverso per me: venditore di tessuti, lavoro antico che mio padre ha svolto per decenni nella sua bottega storica nel centro di Roma, avvicinando anche me e mio fratello alla bellezza di questo mondo. Di cui, però, non amavo la parte commerciale, quella del dover convincere qualcuno a comprare. E mi sono ritrovato giornalista, sempre precario ma sempre appassionato.

Adolescente inquieto, non ho mai amato le combriccole e i raduni (anche come motociclista). Le compagnie migliori sono quelle che si fanno in due, come con la propria parte ideale. Per questo ho sempre prediletto attività solitarie come la scrittura, la lettura, il camminare, l’avere una strada su due ruote davanti a me, la meditazione, la musica e le amicizie con una idea meno mondana e più “antimoderna”. Io e la mondanità, infatti, siamo come l’Italia e l’Australia, ai poli opposti del mondo.

Avrei voluto fare tante cose, tante le ho fatte, tante no e tante le farò. Sono stato musicista professionista, come batterista ho all’attivo due dischi con etichette indipendenti, amante della New Wave anni Ottanta, mi sono detto ad un certo punto: se non sfondo come batterista, farò il giornalista.

Non ho sfondato come certi colleghi ma ho avuto modo di appassionarmi, rimanendo sempre me stesso, al contrario del tanto in voga pirandelliano “Uno, nessuno, centomila”. Ho avuto qualche “occasione importante” nella vita ma non l’ho saputa cogliere e forse non ho voluto perché ho sempre rifiutato, in maniera ostinata e cocciuta, infeudamenti a partiti, fazioni, correnti, lobbies. Per questo, certa attualità la guardo con il disdegno dei “Convitati di Pietra”.

Scrivere è sempre stato il mio modo di viaggiare, insomma, e anche di tenermi a distanza. E immaginare. Il viaggio per me è, quindi, anche una metafora prima che un movimento fisico come piace a molti oggi. Significa avere una prospettiva. Che si tratti di un foglio bianco su cui scrivere, di un cammino da fare o di un orizzonte a cui andare incontro sopra le ali del vento trasportato dalla mia Sighrun, motocicletta che ho chiamato, non a caso, come la regina delle Valchirie (trattandosi anche di una attempatella BMW GS Adventure 1200). 

Sono, infatti, motociclista indomito dall’età di 14 anni e camminatore instancabile (finché Dio vuole), due cardini su cui ho “inchiavardato” la mia Weltanshauung.

Se dovessi sintetizzarmi, per potermi presentare al meglio, in qualche frase tratta dai libri che ho letto vi propongo due brani. Uno tratto da un libro del “collega” Stenio Solinas che si intitola Compagni di Solitudine: “Le corse in moto e il fastidio della modernità, il gusto della solitudine e il perdersi nella massa, l’ansia d’assoluto e il minuto mantenimento del presente, uomo del suo tempo eppure nato fuori tempo, asceta ed esteta”.

L’altra del poeta greco Ghiannis Ritsos, “i belli, i solitari, i fieri, gli indifesi, quelli che si innamorano delle statue”.

Scrivere, dunque, è sempre stato il mio modo di “fare di me un’isola”. Come quando vado in motocicletta o cammino per chilometri. In questo spazio, scrivo di ciò che “sento” e di ciò che mi “anima”. Della mia concezione filosofica, antropologica e culturale che coincide con la mia visione del mondo.

Quella concezione che mi ha portato ad amare i fumetti di Zagor Te-Nay, lo Spirito con la scure e di Tex, quell’idea che mi ha fatto guardare con ammirazione al Principe Katsumoto del film L’Ultimo Samurai e mi ha fatto trascorrere serate di riflessione dopo aver guardato pellicole come Corvo Rosso non avrai il mio scalpo e ascoltato audiolibri meravigliosi come Il Ciclope di Paolo Rumiz o Il deserto dei tartari di Dino Buzzati, sentendomi, con la fantasia, il giovane Tenente Drogo. Ecco questa è la mia idea del viaggio, che principalmente avviene come cultura e come periplo dello spirito.

Ho voluto dare vita a questo spazio per esprimere la mia visione del mondo, appunto Weltanshauung, con un termine che mi piace particolarmente, e per “ansia” di comunicare. Magari provando a diffondere qualcosa di piacevole. Che possa far viaggiare e riflettere.

Sul mio sito troverete reportage, articoli relativi alla mia professione di giornalista, dedicati al mototurismo, al motociclismo, alla fotografia, alla natura, all’attualità, approfondimenti su arte, cultura, libri, audiolibri e letteratura di viaggio. Senza tralasciare qualche riflessione e qualche spunto editoriale di tipo storico e geopolitico.

Non disdegno anche di raccontarvi di un certo turismo “religioso” portandovi alla scoperta di antichi eremi e chiese di grande bellezza o anche di un meno consueto “pellegrinaggio” patriottico sulle orme dei nostri soldati tra luoghi della Grande Guerra e Sacrari della memoria. Tutto ciò è a me particolarmente affine. Di fondo, un concetto: portarvi un messaggio di fiducia e di speranza, un servizio come “soldati” del “buono, del bello e del giusto”.

Perchè, ne sono sempre più convinto, ognuno deve fare la propria parte in questo mondo interconnesso. E questa è la mia in rapporto a voi. Dunque, buona lettura e spero che questo sito vi faccia passare qualche attimo “lieto”.  Sempre con la certezza che, per chi è in grado di coglierla, qualche luce, questo mondo, nonostante le sue asperità, sa offrirla.

Viaggiatori in cammino o semplicemente “immobili” perché in cammino con la fantasia, avanti nel viaggio della vita, insieme. Perché, come appuntava Giorgio Gaber, “la libertà non è star sopra un albero, non è neanche un gesto o un’invenzione, la libertà non è uno spazio libero, Libertà è partecipazione”.