Campo Imperatore, il piccolo Tibet dell’onirico Abruzzo

Campo Imperatore, il piccolo Tibet dell'onirico Abruzzo

Campo Imperatore, all’interno del parco Nazionale del Gran Sasso, vasto altopiano a circa 1800 metri di quota, sede della stazione sciistica, di un osservatorio astronomico e del giardino botanico alpino. Un luogo dalla bellezza “selvaggia” che riporta ad un mondo di fatica e duro lavoro in montagna

Campo Imperatore è un posto magico, soprattutto per noi motociclisti. Quando arrivi in cima, affollamento a parte che detesto in qualsiasi salsa (per questo mi muovo sempre nei giorni meno “battuti” dalle masse, quando possibile), ti si “squarcia” ogni Velo di Maya. Cadono le illusioni e lo sguardo si fa chiaro, gli orizzonti ben saldi e definiti a Campo Imperatore. Il nome Piana di Campo Imperatore pare derivi dall’apprezzamento espresso da Federico II di Svevia nel XIII secolo.

Ma forse, più semplicemente, lo dobbiamo alle sensazioni di meraviglia che il territorio tutto intorno, celebre anche per aver fatto da sfondo a celebri film, come l’indimenticabile LadyHawke, riesce a suscitare. Un posto realmente da “imperatori”, dell’essere, anzi, come diceva Kierkegaard da “Signori delle Rupi”.

Campo Imperatore, altopiano come un “piccolo Tibet”

Campo Imperatore, collocato tra i territori comunali di Barisciano, Calascio, Carapelle Calvisio, Castelvecchio Calvisio, Castel del Monte, L’Aquila e Santo Stefano di Sessanio, è l’altopiano più vasto degli Appennini.

Sede del famoso albergo dove venne imprigionato Mussolini dopo l’8 settembre per essere liberato dal colonnello Skorzeny che arrivo con le sue SS a bordo di alcuni alianti, Campo Imperatore è caratterizzato da scorci suggestivi con laghi stagionali, pozze, fioriture, canyon e condizioni spesso estreme. Un piccolo “gossip” storico: quando il Duce vide comparire sulla piana in aliante lo “sfregiato” Skorzeny e le sue SS si dice abbia mormorato: “questa proprio non ci voleva”. La conseguenza della liberazione di Mussolini è ben nota con l’inizio della guerra civile che porterà l’Italia nella tragedia fino al giorno della liberazione di Milano.

Campo Imperatore è stato anche paragonato a posti estremi del mondo come Patagonia, Alaska e Tibet (è stato soprannominato infatti il piccolo Tibet). Ora, non sono mai stato in nessuno di questi posti ma posso dire che l’Abruzzo cova tesori nascosti che è bene scoprire (per non dire del Molise e di certe spianate in stile Marlboro Country che farebbero inviadia a Biden).

La Piana di Campo Imperatore ha rivestito un ruolo fondamentale nell’economia della regione. I suoi pascoli estivi sono fondamentali per l’allevamento e la pastorizia. Inoltre, vista la bellezza di questi luoghi, ha potuto trascinare l’economia locale grazie al turismo, anche se si è sviluppato solo a partire dal 1900.

Campo Imperatore, la stazione sciistica

Campo Imperatore è caratterizzato dall’albergo di Campo Imperatore che rappresenta il posto perfetto per ammirare il panorama della piana e dei monti che le fanno da contorno. Viene inaugurato nel 1934 e si trova a quota 2130 metri; è l’unica struttura ricettiva dalla quale, in inverno, è possibile accedere direttamente agli impianti e agli itinerari alpinistici.

In inverno capita molto spesso che la strada che porta all’albergo venga bloccata dalla neve. Quando accade, l’unico modo per raggiungere la struttura è usare la funivia che parte da Fonte Cerreto e copre un dislivello di 1000 metri in 7 minuti

Cosa vedere a Campo Imperatore

L’Osservatorio astronomico

L’Osservatorio Astronomico d’Abruzzo è una delle strutture di ricerca dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, il più importante ente di ricerca italiano per lo studio dell’Universo.

Sono molte le visite guidate che vi permetteranno di godere di Campo Imperatore in tutto il suo “stellare” fascino. E potete immaginare che spettacolo con due telescopi, uno ottico e uno a infrarossi.

Il Corno Grande del GranSasso

La Piana di Campo Imperatore è dominata da quello che viene chiamato il Re dell’appennino ossia il Corno Grande del Gran Sasso d’Italia con la sua bella altezza di di quasi tremila metri.

L’altopiano è percorribile mediante 3 accessi: Assergi, Fonte Vetica e Racollo oltre che essere raggiungibile grazie alla funivia che parte da Fonte Cerreto (frazione di Assergi). A seconda della stagione, l\’altopiano offrirà la vista di tanti animali, come cavalli bradi e molte specie vegetali.

Rocca Calascio

Se la piana di Campo Imperatore ci apparirà come un Tibet isolato e selvaggio, per i più romantici Rocca Calascio, uno dei castelli più alti d’Italia, risulterà particolarmente affascinante.

La fortificazione risulta oggi parzialmente diroccata ma le sue rovine fanno un grande effetto. Non a caso Rocca Calascio, come accennato, è stata scelta come location di film cult come Ladyhawke e Il nome della Rosa.

Borgo di Santo Stefano di Sessanio

Il piccolo borgo fortificato di Santo Stefano di Sessanio situato all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso è un autentico gioiello architettonico di epoca medievale.

Il borgo è tornato a nuova vita grazie all’iniziativa dell’imprenditore svedese Daniel Kihkgren che, una volta acquistato il borgo che versava in condizioni di abbandono, ha optato per un restauro alle caratteristiche architettoniche, della storia e della cultura locali.


Oggi il borgo è divenuto un singolare “albergo diffuso” che ha reso Santo Stefano meta di un turismo non convenzionale e per passeggiate deliziose tra i vicoli.

Fonte Vetica e la storia del pastore Pupo Nunzio di Roio

A Fonte Vetica troviamo un monumento che riporta a una storia del 1919. Immaginiamo il freddo, quello vero, non quello che oggi serve troppo spesso da propaganda per una “mala informazione” che provoca l’ansia ad ogni battito di ciglia. No, la storia del pastore Pupo Nunzio di Roio è di quelle d’altri tempi.

Il pastore Pupo Nunzio di Roio viene travolto da una bufera di neve improvvisa assieme ai due bambini, al loro cane e alle pecore tra gli alpeggi del Gran Sasso. La storia parte da un autunno tipeido per la piana di Campo Imperatore. Leggiamo quanto riportato da Eleonora Ruzza nel blog Around Abruzzo:

“Quello del 1919 era un autunno tiepido sulla Piana di Campo Imperatore. A quanto pare tutti i pastori della zona si erano già messi sulle vie della transumanza, verso i miti pascoli invernali delle Puglie. Ma non Pupo Nunzio di Roio. Lui aveva deciso di trascorrere ancora qualche giorno tra le montagne di casa, vicino alla sua famiglia.

Si dice che era il 13 ottobre 1919. O forse il 17 o il 18 ottobre. Ma non ha importanza. Quel giorno era un tiepido mattino e Pupo Nunzio aveva portato con sé i due figlioletti, non ancora adolescenti. Insieme si stavano godendo l’ultimo tepore del sole, a Fonte Vetica, e gli ultimi giorni insieme.

Mai avrebbero potuto immaginare quello che da lì a poco sarebbe successo. Infatti, verso le undici del mattino, sulla piana di Campo Imperatore si levano forti raffiche di vento. E di lì a poco, ecco i primi fiocchi di neve. In breve Pupo Nunzio e i suoi due figli vengono travolti da una violenta bufera di neve.

In poche ore tutti e tre perdono la vita per via del gelo. Con loro, anche il cane e 5mila pecore. La moglie del pastore e mamma dei bambini, non vedendo i propri cari tornare, da Calascio si mette in cammino, da sola, alla ricerca della famiglia. Si dice che sia morta per il dolore e per il gelo. I resti della famiglia e del gregge furono ritrovati solo la primavera successiva, dopo lo scioglimento delle nevi”.

 

Nel 1987, lo scultore Vicentino Michetti realizza la scultura commemorativa, ricavandola da blocchi di candido marmo bianco. Da una parte l’uomo che avanza nella bufera con un bambino sulle spalle e uno tenuto per mano, nellla speranza di mettersi in salvo dalla furia degli elementi. Dall’altra la donna, in un’espressione di angoscia e disperazione, che tende le braccia verso il marito e i figli. Un simbolo importante da dedicare a tutti coloro che in passato hanno sacrificato la vita al duro lavoro della montagna. Bisognerebbe ricordarlo a chi fa finta di dimenticarle, fatiche e tradizioni, essenzialmente per per sfilarci la cadrega da sotto il culo. Ma questo è un altro discorso. Di sicuro, a breve, tornerò in Abruzzo. Per nutrirmi di bellezza e del nerbo cocciuto di un’Italia che resiste.

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