Il Cristo velato, la meraviglia e quelli che si innamorano delle statue

Il Cristo velato, la meraviglia e quelli che si innamorano delle statue

Il Cristo velato, tra le rappresentazioni più iconiche della bellezza marmorea e del fascino che una scultura riesce a emanare, folgorando lo sguardo in una presenza nell’anima. Una buona idea per un viaggio a Napoli

Il Cristo Velato, un’opera che mi ha sempre attratto profondamente al pari di poche altre. Confesso di avere un debole per le statue, di essere incline alla passione scultorea.

Non a caso, tra le frasi che ho voluto citare a emblema di questo diario della mia personale “weltanshauung” c’è quella, celebre, di Ghiannis Ritsos, i belli, i solitari, i fieri, gli indifesi, quelli che si innamorano delle statue”.

Questo blog non è infatti dedicato solo alle mie passioni “in viaggio” come il trekking e il mototurismo ma coinvolge tutti gli aspetti della vita che mi fanno stare bene, come l’arte, la cultura, gli audiolibri, la fotografia. Perché, se la bellezza non salverà il mondo, salverà almeno me dal mondo.

Ecco perché parlare della prorompente e fascinosa bellezza che emana il Cristo velato (vi racconterò anche di altre sculture che con il loro bianco candore contribuiscono a squarciare il mio buio con velature di luce improvvise e indomite).

Ma il Cristo velato nella sua apparente morte, nel suo sonno severo, è qualcosa di più. Sembra che stia per accadere qualcosa. Quanto succede nel film La Passione di Mel Gibson, il Cristo si alza e se ne va. Mi aspetto questo come in molte altre statue dalla bellezza struggente. Che prendono il volo e ritornano nella distesa di luce da cui sono state originate.

Al pari della Sacra Sindone e del mito che racconta di come il sudario appaia afflosciato come se per magia il corpo ne sia stato sottratto senza lasciare traccia del movimento, questa statua possiede la sensualità della carne trasfigurata dalla presenza dell’anima vittoriosa.

Il Cristo velato, l’opera

Posto al centro della navata della Cappella Sansevero, il Cristo velato è una delle opere più suggestive dell’arte con cui sia venuto a contatto come poche altre (ad esempio, la tomba del Canova ai Frari, la Nike di Samotracia al Louvre, le statue di Amore e Psiche). Un’opera ben diversa da altri volti celebri per la loro languida mollezza come Monna Lisa. Qui il Cristo, pur morto, è trionfante.

La statua doveva essere eseguita da Antonio Corradini che però muore nel 1752. fa in tempo solo a terminare un bozzetto in terracotta del Cristo, oggi conservato al Museo di San Martino.

Raimondo di Sangro, allora, incarica un giovane artista napoletano, Giuseppe Sanmartino. Il compito del giovane scultore sarà quello di realizzare “una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua”.

Sanmartino terrà poco conto del precedente bozzetto dello scultore veneto. Ma come nella Pudicizia, ad opera di Corradini, anche nel Cristo velato l’originale messaggio stilistico è nel velo.

I sentimenti tardo-barocchi di Sanmartino imprimono al sudario un movimento e una significazione molto distanti dai canoni corradiniani. Il cristo Velato è un’opera profondamente avvolgente per la sua modernità. L’artista scolpisce, scarnifica il corpo senza vita. Il ritmo impresso alle pieghe del velo è l’espressione pura del tormento veicolato al corpo martoriato.

La vena gonfia, i segni dei chiodi sulle mani e sui piedi esprimono l’intensa ricerca dell’artista che culmina nel costato scavato ma rilassato finalmente nella morte liberatrice, per questo il Cristo è Trionfante. Perché è il segno che presagisce il mondo nuovo della speranza e della resurrezione. L’arte di Sanmartino si risolve qui in un’evocazione drammatica, che fa della sofferenza del Cristo il simbolo del destino e del riscatto dell’intera umanità.

Il mistero e la leggenda sul velo

Raimondo di Sangro fu alchimista e rivoluzionario sperimentatore. Numerose leggende sono sorte sulla sua figura. Una di queste riguarda proprio il velo del Cristo di Sanmartino. Da oltre duecentocinquant’anni viaggiatori, turisti e anche studiosi rimangono “avvolti” dal velo e dalla “trasparenza del sudario” al punto di ritenerlo la conseguenza di un processo alchemico di “marmorizzazione” compiuto dal principe di Sansevero.

In verità, il Cristo velato è un’opera realizzata interamente in marmo e ricavata da un unico blocco di pietra, come attestano molti documenti. Come quello conservato presso l’Archivio Storico del Banco di Napoli, che riporta un acconto di cinquanta ducati a favore di Giuseppe Sanmartino firmato da Raimondo di Sangro.

Il Cristo velato è una meravigliosa rappresentazione dell’arte barocca la cui forza è tutta alla penetrante capacità di esecuzione dell’artista. Ma il mistero alchemico che ancora ruota attorno alla figura del principe di Sansevero e alla “liquida” trasparenza del sudario continua a sussistere.

Era nelle intenzioni dello stesso principe, come per molte altre opere, la volonta di destare meraviglia. Come accade con il Cristo velato. Difficile non innamorarsi di lui e di tante altre statue da dove giunge sino a noi l’odore polveroso dei secoli in un barlume d’eternità.

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